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#panormus

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Palermo, le carceri di Palazzo Steri Chiaramonte e il tribunale dell'inquisizione

Stasera su Rai Storia alle 20.30 si parlerà del Carcere di Palazzo Steri, utilizzato dall’inizio del ‘600 alla fine del ‘700 dall’inquisizione spagnola per imprigionare tutti i cittadini scomodi per la vita sociale, politica e soprattutto religiosa, dell’antica città di Palermo.

I graffiti riscoperti, durante il restauro del Palazzo, ci comunicano pensieri e stati d’animo struggenti, che arrivano a noi in modo diretto, opere realizzate nel buio per rimanere nel buio, che ci raccontano il dramma della prigionia più infame, perché spesso ingiusta.

Ne ho parlato sul mio blog:
https://www.panormus.blog/stories.php?key=il-carcere-inquisizione-a-palazzo-chiaramonte-steri

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I carretti siciliani sono un vero e proprio simbolo della cultura e della tradizione dell’isola, famosi in tutto il mondo per le loro decorazioni vivaci e colorate, ogni carretto racconta una storia unica.

https://www.panormus.blog/culture.php?id=i-carretti-siciliani




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E con piacere per l'amico @redhunt07 una bella storia che riguarda San Martino delle Scale

All'inizio del 1943 in previsione dei più pesanti bombardamenti si riuscì a mettere in sicurezza e a salvare il patrimonio artistico del Museo Archeologico Regionale di Palermo "Antonio Salinas" per l'impegno e il coraggio dell'allora direttrice, l'Archeologa Jole Bovio Marconi.

Le opere furono imballate e trasportate presso il Monastero di San Martino delle scale dove rimasero parecchi anni prima della riapertura anche perché il 5 aprile del 1943 una bomba colpi un'ala del Museo e la vicina chiesa di Sant'Ignazio D'Antiochia.

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Se state guardando su Netflix la serie TV "Il Gattopardo", tratta dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, la storia, ambientata nella Palermo del 1860, si intreccia con l'insurrezione garibaldina, lo sbarco dei mille in Sicilia, sotto la guida di Giuseppe Garibaldi, la battaglia contro l'oppressione borbonica, iniziata il 27 maggio.

In questo articolo del mio blog, delle foto storiche, scattate in quei giorni da alcuni fotografi francesi: Alexandre Ferrier, Gustave Le Gray, Eugène Sevaistre.

https://www.panormus.blog/culture.php?id=insurrezione-di-palermo-1860

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Ci sono storie che entrano nel cuore delle persone e ci restano per sempre, sono storie di coraggio, di scelte, di sacrifici che alle volte nessuno vorrebbe mai raccontare, eppure devono essere ricordate, per non dimenticare mai.

Per la
#giornatainternazionaledelladonna vorrei ricordare Emanuela Loi, un esempio di coraggio, forza e determinazione che ha sacrificato la sua vita per proteggere la legalità.

La storia di Emanuela è una di queste, una giovane donna di 24 anni, un sorriso aperto sul futuro, una divisa indossata con orgoglio, e un destino crudele in quel maledetto 19 luglio 1992 in Via D’Amelio.

https://www.panormus.blog/culture.php?id=emanuela-loi-il-sorriso-della-giustizia-spezzato-dalla-mafia

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Lo scrittore francese Renè Bazin, nel 1892 pubblica Sicile e nel 1894 Les Italiens d’aujourd’hui in cui evoca i soggiorni in Sicilia e nell’Italia del sud.

Guidato da una profonda spiritualità e dotato di genio pittorico, Bazin, della Sicilia rileva le differenze tra le città, descrive i borghi ed evoca riti e tradizioni, carretti, marionette e contastorie quali documenti preziosi.

Cerca il popolo nelle espressioni dialettali e lo riconosce nella grazia delle feste nei vicoli, terra in cui splendono i colori, parlano le pietre e stupiscono le stelle e si scopre il senso di un’irripetibile felicità.

https://blog.panormus.noho.st/viaggio-in-sicilia-1891

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I Normanni in Sicilia

Il regno normanno nasce con Ruggero II il 25 dicembre 1130, quando fu incoronato, nella città di Palermo, re di Sicilia, Puglia, Calabria e Capua.

L’occupazione e la presa della Sicilia, che per circa duecento anni rimase sotto la dominazione musulmana, si deve al suo predecessore Ruggero I , denominato il Gran Conte, che, insieme al fratello Roberto il Guiscardo , programmò un complesso piano di conquista, iniziato con lo sbarco del 1061 a Messina.

https://peertube.uno/w/j67osEpe6XVimZMukQbEUm

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Palermo, la festa dei morti, pupi di zucchero, frutta martorana, tra storia e leggenda.

I Pupi di Zucchero sono dolci antropomorfi, fatti di zucchero indurito e dipinto.

Le fattezze rievocano figure tradizionali come Paladini di Francia, ballerini e personaggi tipici dell’opera dei Pupi.

Si chiamano Pupaccena perchè secondo una leggenda, un nobile arabo ridotto al lastrico un giorno volle invitare alcuni ospiti. Non avendo la possibilità di comprare cibi particolari, creò questa nuova ricetta, che fu apprezzata con entusiasmo. Da qui l’usanza di chiamarli Pupi di Zucchero o, appunto, Pupaccena, cioè pupi a cena.

I variopinti fruttini di martorana sono il dolce tipico preparato in Sicilia per la solenne Festa dei Morti del 2 novembre, ovvero la commemorazione dei defunti, una ricorrenza molto sentita nell’isola. Prendono il nome dall'aristocratica Eloisa Martorana, fondatrice nel 1194 del terzo monastero benedettino di Palermo, che nel 1876 fu espropriato dallo Stato e oggi ospita il Dipartimento di Architettura dell’università mentre l’adiacente chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, detta Martorana.

La leggenda vuole che la frutta martorana sia stata inventata proprio dalle monache della Martorana.

Un giorno di fine ottobre arrivò al convento l'annuncio di una inaspettata visita del re, curioso di vedere con i propri occhi il meraviglioso giardino delle benedettine di cui tanto si parlava nel Regno.

Una notizia che buttò subito nello sconforto la madre superiora e tutte le religiose: in autunno, infatti, gli alberi e i rosai del chiostro erano tristi e spogli, senza fiori e senza frutti. Fu la suora cuciniera a trovare una soluzione: aveva inventato un dolce a base di mandorle e miele, da offrire al re, morbido e facile da manipolare.

https://www.panormus.blog/articolo.php?id=1685300396

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Palermo, antichi mestieri "U Curdaru" (cordaio)

Il lavoro del “curdaru” era molto caratteristico e apparentemente semplice: un ragazzino per poche lire o un pezzo di pane faceva girare con una grossa ruota con una manovella, questa, a sua volta, attraverso alcuni collegamenti faceva girare velocemente un’altra piccolissima ruota che aveva un uncino al centro, chiamato “animmula”.

https://www.panormus.blog/storie.php?id=aiIZrOO3w746hpu

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A Palermo per la Madonna di Mezz'agosto (così una volta veniva chiamata l'Assunta), fece la sua comparsa una "varicedda", ossia una piccola "vara" creata dai bambini dei quartieri, recante una piccola statua, possibilmente di cera, e lo "Stellario", che per quindici giorni a partire da primo di agosto portavano di vicolo in vicolo e raccoglievano le offerte che ufficialmente servivano per abbellire la varicedda o per preparare quella dell'anno successivo.

Di fatto, i proventi delle offerte, si davano alle famiglie più bisognose del quartiere per fare la spesa.

I protagonisti erano gruppi di bambini fra i sei e i tredici anni, questa pratica “infantile” viene così descritta nel 1881 dall’etnologo palermitano Giuseppe Pitrè nel libro "Spettacoli e feste popolari siciliane":

«Al cominciare d’agosto sogliono i fanciulli palermitani condurre certe loro barette per le vie più popolate della città; e sopravi, circondata da molti ceri accesi, una Madonna detta di mezz’agosto, con alla testa uno stellario, e ai piedi una mezzaluna sotto i sandali. A quando a quando innanzi a qualche uscio o balcone, nel quale siano persone a guardare, fermano al suono d’un campanello portato dal padrone della baretta, ovvero da altro amico cui quello abbia in affetto, la bara, e uno dei compagni alza la voce argentina cantando qualche strofetta d’una laude sicilianizzata che, sebbene di origine letteraria come per lo più sono i canti religiosi, tutto il popolo conosce, e alcuni leggono stampata.»

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Era un sabato pomeriggio come tanti quello di 32 anni fa, il 23 maggio del 1992.

Io non vivevo più a casa con i miei genitori e di solito il sabato andavo sempre a trovarli e, insieme a loro, ci recavamo a casa di mia nonna materna che abitava al piano di sopra.

Era un modo per passare dei momenti lieti, si cenava tutti insieme, una tradizione a cui tenevamo per mantenere ancora più saldo l’affetto familiare.

La nonna nella sua cucina aveva sempre un piccolo televisore acceso, le piaceva guardare un po' di tutto mentre si dedicava a cucinare, le piaceva, per lei era un momento di ritrovo familiare.

Ma quel sabato pomeriggio, un tragico evento, avrebbe trasformato quei momenti lieti in una sensazione di amarezza e di sconforto.

Ad un certo punto, le trasmissioni TV che stavano andando in onda, furono interrotte per dar spazio ad un’edizione straordinaria del telegiornale, nella quale venne annunciato il terribile e vile attentato di stampo terroristico-mafioso, nel tratto di autostrada A29 in prossimità dello svincolo di Capaci, attentato nel quale persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, moglie del magistrato, e tre dei cinque uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Mia madre, donna di una sensibilità fuori dal comune, che si metteva a piangere anche quando apprendeva in tv la morte di un attore o di un attrice, appresa la notizia dell’attentato scoppiò a piangere, cercai di consolarla con un abbraccio.

In quel momento tutto sembrava perduto, sconforto e rabbia era in ogni cittadino palermitano e ancora non potevamo immaginare quello che sarebbe successo da lì a un paio di mesi dopo, il 19 luglio 1992, dove ancora un atroce attentato di stampo mafioso avrebbe ucciso il giudice Paolo Borsellino e gli uomini e una donna della sua scorta.

Proprio il giudice Paolo Borsellino, dopo la morte del suo amico Giovanni, in un suo discorso disse:
“CHI HA PAURA MUORE OGNI GIORNO. CHI NON HA PAURA, MUORE UNA VOLTA SOLA”.

Lo scorso anno ho realizzato un piccolo video, che ripropongo, dedicandolo a Giovanni, Francesca, Vito, Rocco ed Antonio.

https://peertube.uno/w/uwY8QRYQGqEJs3tRjfzYmF

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"Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà"

Peppino Impastato
(Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978)

#pernondimenticare #lamafiaeunamontagnadimerda

Radio Aut era la radio libera fondata nel 1977 da Peppino Impastato, la sede si trovava a Terrasini ed era trasmessa sulla frequenza di 98.800 Mhz.

La radio era gestita in regime di autofinanziamento, Peppino e i suoi compagni la utilizzavano per denunciare i potenti mafiosi di Cinisi e Terrasini e per dare voce, con la controinformazione, alle istanze che provenivano dal sociale.

Alla fine di aprile del 1977 iniziarono le prime prove di trasmissione, si costituì un primo nucleo redazionale e dal mese di Maggio si cominciò a mandare in onda “Il notiziario di Radio Aut, giornale di controinformazione radiodiffuso”.

Peppino metteva in atto “Onda Pazza a Mafiopoli”, facendosi ascoltare dalla cittadinanza dei due paesi di Terrasini e Cinisi, inondando di satira politica tutti quei personaggi che conosceva personalmente, contando su notizie freschissime e riservate, pronte per essere divulgate alla sua maniera.

Il 9 maggio del 1978 Peppino Impastato veniva assassinato per mano mafiosa.
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#aspassonellastoria

Il 7 maggio del 1624 arriva a Palermo, proveniente da Tunisi, il vascello della redenzione dei cattivi (riscatto dei cristiani prigionieri degli infedeli). Il Vicerè Emanuele Filiberto, contro il parere del Senato che sospettava che a bordo covasse la peste, ne permette l’attracco, “carico come era di mercanzie e ricchi doni a lui inviati dal Re di Tunisi”, la peste si diffonde in città.

https://www.panormus.blog/articolo.php?id=1914571367


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L'amore per i libri

Angela Daneu Lattanzi Durante il secondo conflitto mondiale si distingue per avere messo in salvo il patrimonio librario raro e di pregio della Biblioteca Nazionale di Palermo, ricoverandolo personalmente nel complesso gesuitico di Polizzi Generosa e nel monastero benedettino di San Martino delle Scale.

Nel dopoguerra si impegna nella ricostruzione delle biblioteche danneggiate dai bombardamenti, tra cui la Nazionale di Palermo, e nella qualità di soprintendente ricostituisce il sistema bibliografico della Sicilia centro-occidentale.

https://www.panormus.blog/storie.php?id=eEEpcHsEAciaiPJ

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